LA FABBRICA DEI RICORDI

 

"Grande sensibilità, grande capacità di esternare, grande coraggio nel mettersi a nudo, grande progetto capace di risvegliare sentimenti che, spesso per scelta, si tende a lasciar sopire. La Fabbrica dei Ricordi è un'esperienza da vivere, anche se capace di scatenare una "contenuta sofferenza". Una bella sorpresa Delsaceleste, davvero da condividere!"
(Athos Enrile, Rockol/Yasta radio)

"Giunto al secondo album, l'amore per la dimensione concettuale propria dei grandi gruppi progressive viene filtrata da un importante taglio che vira verso il pop nobile degli anni settanta. E' da un punto di vista testuale che il debito nei riguardi del concept album si fa maggiormente manifesto; da un ambiente all'altro della Fabbrica dei Ricordi, Delsaceleste traccia un sottile filo rosso che scava nel passato, lo porta alla luce e ne diffonde l'eredità. Interlocutore privilegiato, la persona amata, unica forse in grado di custodirne gelosamente l'essenza".
(Anér, Terapie Musicali)

"Opera struggente, delicata e sfuggente. I brani sono dei tesori che rivelano la loro bellezza più vera ad ogni ascolto; parole che si infilano tra i capricci del vostre cuore, canzoni di memorie, desideri, amarezze, nostalgie, rimpianti e utopie. Averlo o ascoltarlo o contattarlo su facebook, qualunque cosa, ma dategli una chanche."
(Dante Natale, NerdsAttack)

"I brani che rappresentano le stanze dove sono gelosamente custoditi questi ricordi, potrebbero rappresentare ognuno di noi, dato che i ricordi scelti da Delsaceleste sono quelli di Momenti, tra i quali il più importante è quello in cui si sorride, di Storie, anche quello non a lieto fine, di Incanti, coltivati nella mente, di Sguardi, quelli degli inizi di una storia d'amore, e del Silenzio, un silenzio tutto da ascoltare... come è da ascoltare assolutamente questo disco".
(Maria Clelia Labbate, IThinkMagazine)

"Un cantautore sensibile e raffinato, dotato di un timbro vocale particolarmente delicato [...]. Il messaggio principale del disco è quello di lasciarsi trasportare dall'istinto attraversando tutte le stanze possibili dei ricordi, fino ad essere catapultati in una dimensione eterea e distesa, un luogo lontano dalla quotidianità all'interno del quale è possibile riscoprirsi e raccontarsi."
(Alessandro Basile, CaffèNews)

"La voce cristallina di Marco ci racconta amori, sguardi, incanti e silenzi, il tutto con una coerenza della quale va dato merito all'autore milanese. L'album è godibilissimo e lo ritengo un ascolto adatto ad un viaggio in treno, per raggiungere una spiaggia al mare, sulla quale possano affiorare anche i ricordi di chi ascolta, rievocati dalle dolci note del disco."
(Marco Colombo, ASAP Fanzine)

"Delsaceleste ci invita a prestare orecchio e cuore alle storie che, come una serie di scatole cinesi, vanno a svilupparsi via via dalla cornice della Fabbrica dei Ricordi [...] un sottobosco segreto di germogli musicali vivi e vividi, che se assaporati con gusto danno nutrimento e forza ai nostri sogni più nascosti".    (Marta Menghini, Kathodik Webzine)

"Precisiamo subito che Delsaceleste non è solo musica, ma è arte e sperimentazione a tutto tondo con mostre fotografiche e rappresentazioni visive e che, quindi, oltre alla musica Marco ed il suo progetto spaziano su più fronti [...] I brani ed i testi sono un racconto introspettivo di una persona che mette a nudo sè stesso per l'altro. Il risultato è una serie di brani di ottima resa che mettono in mostra una notevole capacità comunicativa, e di arrangiamento/stesura testi. E' facile farsi rapire dalle parole delle singole "stanze" e immaginare le situazioni ed i momenti di vita raccontati o lasciati intendere. Possiamo quindi affermare che siamo di fronte ad un progetto molto ricercato e particolare, e ad un artista di talento."
(Paolo Brilli, HardSounds)

"Tra Luca Madonia e Baustelle, Delsaceleste, al secolo Marco Del Santo, propone un prodotto valido e riconoscibile, da collocare a colpo sicuro in un mercato esistente, quello del cantautorato alternativo e del pop Indie [...] un piccolo gioiellino alternativo, che non deluderà i fans dei progetti cantautoriali underground. [...] Se l'Italia smettesse di proporre a Sanremo gente che viene dai reality show, ma ascoltasse più ciò che viene dalle strade e dai piccoli locali italiani, finalmente anche musica così, non ruffiana né commerciale, ma semplicemente onesta e vera, sarebbe fruibile a livello nazionale. Auguri quindi a Delsaceleste, e che queste 8 tracce abbiano presto la produzione che si meritano e una diffusione più larga possibile".
(Federico Armeni, LiveCity).

"In bilico fra cantautorato moderno e prog-rock, un bel sound, rilassante, a fuoco, un'ottima padronanza della materia [...]. "La Stanza dei Silenzi": tormentone radiofonico che si stampa nelle orecchie dopo un paio di ascolti[...]nel finale un assolo bello, pieno e potente. ...]. Vi consiglio di ascoltarlo, ne vale la pena!" (Ondalternativa)

"La formula è quella del raccontare attraverso stili e terre sonore differenti come la nebbiosa malinconia interiore che si respira in La Fabbrica dei Ricordi pt.1 e pt.2, l'easy che contrappunta con la complicità di un flauto traverso l'intensità dondolante de La Stanza delle Storie, il tasto jazzato che batte in La Stanza degli Sguardi, o la stuzzicante divagazione o ballatona che smuove come una bella corsa in bicicletta all'aria di puro mattino presto, La Stanza dei Silenzi, con quello svisettino elettrico che dà atmosfera e tono e fa crescere la voglia di andare sul tasto repeat e rifare un giro sul tutto e ancora di più". (Max Sannella, Shiver Webzine)

Comunicato stampa New Model Label (ufficio stampa e promozione Delsaceleste ed editore dell'album)

Intervista di Athos Enrile (Rockol, Yasta Radio)

Intervista su Kult Underground

Intervista su Mini Radio Web


EVENTO CULTURALE "LA FABBRICA DEI RICORDI"

 

Il 10 giugno del 2011 è stato pubblicato l’ultimo lavoro di Delsaceleste, "La Fabbrica dei Ricordi"; per presentare l'album, è stato organizzato un evento culturale interdisciplinare svoltosi tra il 10 ed il 20 giugno 2011 presso lo spazio espositivo Sassetti Cultura di Milano, con opere ispirate alle tematiche del concept di Marco Minola, Gaia Ferrario, e Stefano Dodorico, e la proiezione del video del singolo "La Stanza degli Incanti" (a cura di Alessandro Pinferetti, giovane regista con un ampio curriculum di collaborazioni televisive tra cui il reality "L'Isola dei Famosi"), nonchè di foto tratte dal backstage scattate da Fabio Testa e Tommaso Matteocci. Per l’occasione, una delle due sale del Sassetti è stata trasformata appunto in “Stanza degli Incanti” con un originale allestimento ideato e curato da Marco Del Santo e Alessandro Pinferetti con la collaborazione di Tommaso Matteocci, Vanina Lappa e Nicholas Schiraldi, contenente tra l’altro gli oggetti in cartone creati per il video da Jacopo Silvestri. All’interno dell’evento, due esibizioni live acustiche della band, durante l'inaugurazione e la festa di chiusura, e una performance dell’Associazione Nazionale di Capoeira Angola. L’evento è stato promosso su alcuni portali che promuovono regolarmente iniziative culturali, tra cui InMilano, Arte.Go, Arcadja, Vivastreet, Exibart, Informarte, Undo, 24oreNews. Sono disponibili una video-presentazione della mostra e una galleria di immagini scattate durante l'iniziativa.


IO COME...LA VOCE DELLE STAGIONI

 

"Io come..." vuole riprodurre il succedersi delle stagioni come se fosse un viaggio in bicicletta, tra sentieri, profumi e immagini di vita. Con sonorità magiche ed avvolgenti, ci rende partecipe degli scenari che si presentano davanti ai suoi occhi e ci lascia fluttuare in un mare di emozioni che scorrono insieme al passare dei mesi. L'utilizzo dei cori fa da collante tra i vari brani donando un senso di coesione a tutta l'opera e facendo ancora più risaltare la singolare voce di Marco, così leggera da sembrare quasi infantile. Quest'album è un'ottimo lavoro, che dimostra come in Italia ci sia una folta schiera di giovani cantautori con qualcosa di nuovo (e di bello) da raccontare."
(Giulia Salvi, RockIt)

"Quando la poesia delicata incontra la dolcezza sonora del rock più suadente, ecco palesarsi Marco Del Santo, in arte Delsaceleste, che sfoga l'animo più nostalgico, appassionato e romantico, in liriche emozionanti e veicolate come gemme preziose in circostanze sonore alla Pink Floyd.
Delsaceleste palesa un talento incredibile nella soavità vocale e sonora, quasi toccante e mistica in certi versi, (Parlo Un Po' Con Me), toccando vertici di cantautorato alla Marlene Kuntz (Primavera), ricordando la mitica Pfm (Sogni Di Sabbia) e ammaliando con le solo strumentali Gocce Di Cielo 1 e 2.
Bell'album davvero, provate ad ascoltarlo."
(Ilaria Rebecchi, Extra!Music Magazine)

"Nesso tematico tra le canzoni è il succedersi delle stagioni, il loro alternarsi regolare parallelo al "continuos overflow" (direbbe Wordsworth) della vita con il suo carico di esperienze e sensazioni. La vera ossatura portante del disco è però data dagli arpeggi di chitarra alla Pink Floyd e dalla voce, molto vicina come delicatezza a quelle di Jeff Buckley e Nick Drake. Un esempio lampante è "Sogni di sabbia" poesia in note di un timido amore, in cui la figura del protagonista si "nasconde come un'ombra gentile", in un mondo che sta "dentro un sogno di sabbia". Il brano è pervaso dallo stesso senso di caducità di "Shine on you crazy diamond" e "Wish you were here", ed ogni nota cesella lo stupore, sottolineato da un'esplosione di chitarre elettriche, di chi ha "delle bolle di sapone in fondo al cuore"e scopre la fragile bellezza di un amore. La voce di Marco è molto vicina come delicatezza, a quelle di Jeff Buckley e Nick Drake."
(Arianno Marsico, Mescalina Musica)

"Un progetto che mischia sonorità soft e ritmo intimo, dove è la malinconia a farla da padrona, ma la malinconia buona, quella che ti fa pensare. "Inverno" in questo senso è un lavoro davvero ben fatto, anche se la migliore performance è "Sogni di sabbia", canzone che già dal titolo presenta la sua poeticità"
(Francesca Vizioli, rivista mensile UBIK)

"Brillante poetica al servizio di un sound dolce e delicato...Belle ed emozionanti le liriche, spesso incastonate in un ambiente sonoro volutamente scarno che ne esalta l'impatto poetico. Il percorso intrapreso dal disco si snoda attraverso soluzioni strumentali acustiche e dal sapore onirico. "Primavera" è un brano bagnato da geniali intuizioni dal sapore psichedelico e dalla forza avvolgente; la maturità di un disco, si rintraccia mirabilmente tra le pieghe delle splendida chitarra acustica di Autunno, un inno al tempo che passa e alla bellezza della vita...Un lavoro da promuovere e da apprezzare nella semi oscurità di una stanza vuota, riflettendo sul lento scorrere del tempo."
(Enrico Mainero, RockAction)

"È una musica soffice e lisergica, che non disdegna intrusioni in terreni più elettrici. L'album ha una struttura molto coesa: l'autore immagina un viaggio attraverso le stagioni, un viaggio non tanto temporale quanto emotivo e umorale, alla scoperta di luoghi che suscitino gioie e dolori sopiti.
In apertura e chiusura del disco due suite ambientali a-là Eno ("Gocce Di Cielo pt.1 e pt.2) trasportano l'ascolto nell'universo ovattato e soffuso del disco. L'accoppiata "Primavera"-"Estate" si sviluppa come un'unica lunga cavalcata rockeggiante in bicicletta tra brezze frizzanti e paesaggi liquidi e verdeggianti. "Sogni Di Sabbia" fa il paio con la seguente "Una Luce – Sogni Di Sabbia pt.2", nel ritornare ad atmosfere più dimesse ma sempre toccanti e calorose. "Autunno" è uno sguardo malinconico ai ricordi delle stagioni liete, quando i primi venti freddi iniziano a correre lungo i viali ingialliti di campagna. E intanto il gelo e la pioggia sono tornati a coprire tutto in "Inverno".
Un lavoro suggestivo per come è stato costruito e congeniato, di ottimo impatto emozionale, un valido esordio."
(Marco Pagliariccio, Kathodik Magazine)

"I testi sono molto fluenti ed onirici, propongono un viaggio in mezzo alle stagioni che mi ha avvolto fino dal primo bel brano, "Gocce di cielo", proseguendo con Primavera -davvero emozionante- e Inverno dove a farla da padrone sono atmosfere più cupe e sognanti, a tratti progressive che mi hanno ricordato per certi versi alcune sonorità dei Marlene Kuntz. Un disco nel complesso buono, del quale va lodata la solidità di un'originale proposta comunicativa."
(Marco Colombo, Asap Fanzine)

"Primavera e la seguente "Estate" sono due gioiellini che sanno mischiare splendidamente la ricca comunicatività della voce di Marco del Santo, decisamente particolare come impostazione, con i colori più vivi e sgargianti della sua chitarra. Da segnalare anche "Inverno" arricchita da un solo di chitarra di buona fattura. Nel complesso tutto l'album vive e gioca su questi intrecci emozionali dettati per l'appunto dall'accoppiata voce/chitarra riuscendo a mantenersi intenso per tutta la sua durata, con testi che ben si accostano al tema trasmettendo sempre le giuste suggestioni e non risultando mai scontati o banali."
(Salvatore Siragusa, ArtistsAndBands)

"Le atmosfere sognanti ed eteree ben riescono a farci immaginare paesaggi, suoni ed odori dei luoghi trasformarti dallo scorrere del tempo. Ascoltando il disco vengono subito in mente i Beatles, quelli strani e psichedelici di Sgt. Pepper ma ci sono altre influenze, anche abbastanza diverse tra loro: si va dai Radiohead a Lucio Battisti. Un buon lavoro che merita sicuramente considerazione nel panorama indie del cantautorato italico"
(Filippo Maria Di Caprio, Beautiful Freaks)

"Chi fosse in cerca di brani dal sapore lirico con manifeste coloriture metaforiche può ascoltare "Io come la voce delle stagioni"; l'analisi e l'ascolto meditato dispiega la profondità dell'album, con le immagini oniriche, reali, psichiche disegnate dall'espressività della voce di Marco Del Santo"
(Manuela Cosenza, Gufetto Magazine)

"Oltre ai Pink Floyd ("Gocce di cielo", "Una Luce"), tornano alla mente i Beatles ("Parlo un po' con me") e i Radiohead ("Inverno")"
(Giulia Salvi)